martedì 8 ottobre 2013

Vogue experience: Tommaso Aquilano


Durante la Fashion Week milanese ho fatto un salto a Palazzo Morando spinta dalla curiosità di vedere la mostra di Valentina Cortese (che poi aveva chiuso alle 17.30 (ma che orario è?!!?!?) e fra i vari impegni di studio non ho più visto, ma ci andrò prestissimo) e mi sono per caso trovata davanti un'ampia sala con tanti studenti di moda seduti ad ascoltare qualcuno che parlava: si trattava di Tommaso Aquilano, parte del binomio del brand Aquilano.Rimondi -si che lo conoscete-, che rispondeva a innumerevoli domande, poste anche e soprattutto dai giovani che erano lì! Purtroppo non sapevo nulla di questo incontro con lo stilista e sono arrivata quasi alla fine, ma, munita di carta e penna, ho cercato di scrivere ogni singola parola dei discorsi che faceva, e le dita andavano a raffica. I discorsi naturalmente erano più articolati, ma mi sono preoccupata di annotare i concetti più che le espressioni o cose più superflue, altrimenti non ce l'avrei fatta. L'esperienza si è conclusa con un'emozionante stretta di mano e un'espressione da ebete stampata sulla faccia per i due giorni consecutivi.


Parlaci della vostra esperienza da Ferrè.
Bhè ci siamo dovuti mettere a confronto con uno dei geni della moda italiana, eravamo titubanti se accettare o no la direzione creativa del marchio (infatti ci abbiamo messo sei mesi) e abbiamo studiato in modo molto intenso l'archivio. Di Ferrè tutti conoscono la camicia bianca e la gonna barocca ma non è solo questo e noi in parte abbiamo cercato di assimilare la storia della sua architettura, e in parte abbiamo voluto togliere tutto quello che gli altri si aspettavano, anche per esempio nello show, noi non abbiamo voluto ascensori e stile liberty ovunque. Il salone molto particolare di una delle boutique l'abbiamo fatto diventare tutto bianco: siamo stati molto criticati, ma noi eravamo soddisfatti!

 Com'è lavorare in due su uno stesso progetto?
E' dura ma divertente, non corri il rischio di diventare monotematico in quello che fai. Roberto nella modellistica è un mostro, è molto tecnico e progettuale, non ne ho conosciuti come lui..io sono più istintivo! All'inizio si parte con idee discordanti, soprattutto per i colori. Comunque io sono felice di essere al 50%; non so quando mi sono accorto che era scattata qualcosa tra di noi. Lui ha una creatività molto razionale, è fantastico e sforna capi tutti in una volta, da una giacca può uscire un cappotto, un bolero, una gonna, e ti dice già taglie, rifiniture ecc. Io sono nato come illustratore ma quando io ho fatto dieci disegni lui ne ha già 40 e si arrabbia ma l'importante è la qualità: puoi produrne 100 da cestinare e due che sono la bellezza..ma io non ho mai creato bellezza..

 Come hai capito che era questo quello che volevi fare?
Non voglio dire la solita storia del bambino che disegna, io ho iniziato a realizzare di voler seguire questa passione a 16 anni; ma è una cosa che hai nel dna. Non è assolutamente stata una scelta condivisa dai miei infatti quando sono andato a Roma ho fatto molti sacrifici e poi per fortuna ho vinto una borsa di studio e mi sono mantenuto.

 Hai incontrato difficoltà ad entrare nel mondo della moda dopo gli studi?
Si tratta di periodi storici differenti, io ero in uno più fortunato (ho visto anche molto presto la mia prima sfilata), c'erano anche pochi designer quindi meno concorrenza. Però quando percepite che quello è il vostro momento approfittatene e non lasciatelo andare.

La collezione più divertente e quella più complessa:
La più divertente l'ho fatta proprio l'anno scorso, difficili tutte, sono tutte complesse!

 La caratteristica che più vi è servita per diventare quello che siete:
Aver preso la moda come un lavoro, non creatività, vivo con l'arte per fare abbigliamento. Quello che ci ha aiutato è anche stato essere i pirla di Milano (ride).

Quando avete capito che ce l'avevate fatta?
Non c'è un momento in cui pensi di essere arrivato, sono contento degli elogi e di essere riconosciuto per strada ma è un lavoro complesso, è un rischio, mi sembra sempre di partire da 0.

 Da quale errore avete imparato di più?
Vorrei rispondere in modo più pesante ma non posso. Diciamo eccessiva ingenuità, eccessiva disponibilità, eccessiva creatività, cioè quando parti per la tangente e non ti ritrovi più: ci deve sempre essere un momento in cui entra in ballo la ragione.

 Consigli ai giovani designer:
Cambiate rotta, aprite un ristorante che vi andrà sempre bene, tutti vogliono mangiare (ride). Essere sè stessi, punto, credere in quello che si fa e rischiare con consapevolezza, essere sinceri e convinti in quello che si fa, non ambire milioni sin da subito: accettate anche un euro ma investitelo subito in quello che volete fare. E qualunque cosa facciate seguitela voi in persona, anche se c'è un direttore commerciale: è la vostra faccia. Possono essere noie perchè è un lavoro che non termina nemmeno quando uscite dall'ufficio, non c'è vita privata, ma mega soddisfazioni. E ascoltate sempre tutti i pareri.

 Cosa si aspettano le aziende dai nuovi designer?
Non solo vendita e profitti finanziari, ma che la creatività abbia frutti concreti, che si collabori alla crescita intellettuale del marchio.

 In che modo concorsi come Who's On Next aiutano i giovani designer?
Ce ne sono tanti di concorsi ma è fondamentale, in quanto si tratta di una carta importante quando ci si presenta a buyer e stampe internazionali, studiare, far emergere le proprie capacità, metterle in pratica e contemporaneamente studiare le esigenze del settore e creare una propria identità. Who's On Next dà possibilità, ma poi bisogna proseguire con i propri piedi e non pensare che gli altri vi osannino, bisogna partire dal piccolo per poi crescere piano piano, e così si può costruire qualcosa di interessante e gli altri vi seguiranno perchè è qualcosa di vostro e non avete emulato nessuno: guardate tutto con i vostri occhi.

Quale potrebbe essere l'alternativa al classico tubino?
Felpa e gonna. Il tubino è meraviglioso ma bisogna trovarlo, meraviglioso, altrimenti secondo me si crea una caricatura. Una felpa con l'accessorio giusto e una gonna doppiata in mikado con un paio di tacchi, è decisamente questa l'alternativa.

L'accessorio di cui non si può fare a meno:
Ma non lo voglio dire, è per tutti diverso perchè è molto personale, è l'espressione di sè stessi! Io amo il vintage e i gioielli, non li indosso ma amo averli perchè hanno un senso del colore che io non ho: mi piace la luce, danno un senso di gioia. Roberto invece ama il blu notte, e adesso l'accessorio di cui non può fare a meno èl'ipad quando fino all'anno scorso non sapeva neanche usare il computer (ride). Comunque la borsa è ciò che rappresenta l'intimità della donna, anche se oggi è un qualcosa che si è perso perchè caratterizza semplicemente il ceto sociale di chi la porta.

In tutto questo lui era lì seduto ma mai fermo, con dei momenti di silenzio e riflessione prima di rispondere a ogni domanda, umilissimo (ripeteva sempre che dobbiamo essere noi stessi, che dobbiamo credere nelle nostre decisioni, ma che è altrettanto importante fare tesoro dei pareri altrui e delle esperienze, che bisogna impegnarsi e sapersi sacrificare), assolutamente ironico e non parliamo della disponibilità: alla fine dell'incontro ha salutato e chiacchierato con tutti coloro che si erano fermati lì apposta per un incontro ancor più ravvicinato (me compresa, ovvio) e accettava volentieri i curricula di tutti coloro che ne erano in possesso in quel momento, dava mail per avere colloqui ecc. 
E' stata un'esperienza emozionante e assolutamente costruttiva, soprattutto per me che, devo ammetterlo, ogni tanto pecco di arroganza (mia madre pagarebbe per sentire questo mea culpa uscire dalla mia bocca): è stato davvero un bel bagno di umiltà. Grazie a Tommaso Aquilano.


1 commento: